La notte dei ricercatori e delle ricercatrici 2021
24 Settembre

“Il cielo stellato sopra di me” progetto Spazi Aperti

The starry sky above me project Open Spaces

Grazie alla disponibilità del Dipartimento della Amministrazione
Penitenziaria Regioni Puglia e Basilicata e della Direzione della
Casa Circondariale di Bari nell’anno accademico 2019/2020 si è
attivata l’esperienza “L’università va in carcere”, che ha visto la
partecipazione di docenti, studenti del Dipartimento FORPSICOM
dell’Università di Bari e di 100 detenuti della Casa Circondariale di Bari, i
quali si sono confrontati tutti insieme, nel corso di seminari di
studio e approfondimento. Successivamente, a causa della
pandemia da Coronavirus, la sperimentazione è stata interrotta
ed è stato creato il Progetto “Spazi Aperti” attivo tutt’oggi: uno
spazio virtuale nel quale condividere pensieri, speranze, paure,
esperienze, ricordi, brani di letteratura, poesie, disegni, tra chi
è privato della libertà perché́ detenuto in carcere e chi non è
potuto uscire di casa, o ha dovuto limitare molto gli spazi di
relazione e comunicazione con gli altri, a causa delle restrizioni
imposte per contrastare la diffusione del Coronavirus. Dalla
selezione di questi materiali è stata tratta la sceneggiatura del
video. Il progetto a Bari è nato seguendo quello già realizzato
dai colleghi dell’Università di Brescia. È stata creata una bacheca
virtuale grazie ad indirizzi di posta elettronica “dedicati”, messi
a disposizione dall’Amministrazione Penitenziaria e dai
Dipartimenti Universitari di Bari e Brescia. La modalità prevede
l’invio di contributi d’ogni genere. All’esperienza partecipano
docenti, personale amministrativo, studenti e famigliari.
I funzionari giuridico-pedagogici stampano quanto pervenuto
e lo affiggono alla bacheca delle sezioni delle Case Circondariali
di Bari e Brescia, o lo distribuiscono ai detenuti, in modo che
siano visibili. I detenuti possono interagire affidando loro
risposte che vengono quindi trasmesse e riprodotte nello
spazio virtuale. Poche righe bastano, un disegno, una poesia,
un brano, uno scritto, per far sapere a chi è detenuto che si è
pensato a lui, che forse si arriva a comprendere cosa voglia dire
essere privati della libertà. L’ambizione è gettare uno sguardo
diverso, che coniughi giustizia, solidarietà, dialogo, senso di
appartenenza.


Thanks to the availability of the Department of Penitentiary Administration Puglia and Basilicata Regions and the Management of the Casa Circondariale di Bari in the academic year 2019/2020 was activated the experience “The university goes to jail”, which saw the participation of teachers, students of the Department FORPSICOM UNIBA and 100 inmates of the Casa Circondariale di Bari, which were confronted together, during seminars of study and deepening. Later, due to the Coronavirus pandemic, the experimentation was interrupted and the “Open Spaces” Project was created and is still active today: a virtual space in which to share thoughts, hopes, fears, experiences, memories, pieces of literature, poems, drawings, between those who are deprived of freedom because they are in prison and those who could not leave home, or had to limit the space for relationships and communication with others, due to the restrictions imposed to combat the spread of Coronavirus. From the selection of these materials was drawn the script of the video. The project in Bari was born following the one already realized by the colleagues of the University of Brescia. A virtual bulletin board has been created thanks to “dedicated” e-mail addresses provided by the Penitentiary Administration and the University Departments of Bari and Brescia. Contributions of all kinds can be sent in this way. Teachers, administrative staff, students and family members participate in the experience. Juridical-pedagogical officials print out what has been received and post it on the bulletin board of the sections of the Bari and Brescia prisons, or distribute it to inmates so that they can be seen. Prisoners can interact by giving them answers which are then transmitted and reproduced in the virtual space. A few lines are enough, a drawing, a poem, a song, a piece of writing, to let those who are detained know that they have been thought of, that perhaps they will come to understand what it means to be deprived of freedom. The ambition is to cast a different gaze, one that combines justice, solidarity, dialogue, and a sense of belonging.

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